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Riace-Lodi e noi

Solidarietà è un’ impellente spinta ad andare là dove la giustizia è sospesa, negata*

 

Il tempo che attraversiamo faticosamente è per certi versi drammatico, certo disorientante. Dove stiamo andando?

Certo non siamo al riparo da paure e da sentimenti ambivalenti; siamo dentro questo contesto, ne siamo parte e lo viviamo e soffriamo fino in fondo. Ciò detto, credo che abbiamo una sola via: quella di battere di nuovo – e con nuovo passo - la strada dell’accoglienza.

Il nostro è un cammino comune, che tutti - e ciascuno nel suo modo particolare, personale, originale - abbiamo contribuito a individuare e costruire. Non un sentiero intrapreso per caso.

 

Queste righe non vogliono rappresentare una lamentazione per i tempi assai inquieti e in parte crudeli che stiamo vivendo. No, vogliamo invece dire che l’accoglienza esiste, che l’ospitalità resiste, che la solidarietà è quotidiana esperienza. Che un’Italia solidale tutti i giorni mette in campo intelligenza, volontà, energie rivolte a chiunque si trovi nella difficoltà.

 

Da un lato.

La sindaca di Lodi trova modo di escludere alcuni bimbi figli di stranieri dalle riduzioni per la mensa; il ministro dell'Interno vuole smantellare l'esperienza di Riace “deportando” gli immigrati che in quel paese della Calabria hanno trovato una seconda casa. Non solo “il popolo” ma ormai sempre più frequentemente le stesse istituzioni prendono parte direttamente - facendosi forza del voto dei più - all'imbarbarimento della nostra società, operando a favore di intolleranza e discriminazione. Venendo meno al loro compito primario, che la storia ha loro assegnato: favorire la convivenza civile e sociale.

D’altro lato.

La convivenza –che non è parola vuota – subito si muove. Centinaia di persone raccolgono i fondi per consentire ai bambini esclusi di tornare in mensa insieme ai compagni.

 

Certo, le vicende di cronaca ci dicono che è giunto il tempo di affiancare ai gesti di accoglienza e di riconoscimento una sempre più attenta cultura dei diritti. E quando la cultura dei diritti sembra venire meno – e proprio a partire dalle istituzioni - i nostri gesti assumono anche un nuovo scopo: tenere vivo lo spirito che ha fatto nascere le nostre istituzioni civili e ad esse ha dato senso. Rifacendoci a tutte quelle ispirazioni ideali e spirituali che fanno dell’umano un vero interesse, direi una passione per l’uomo.

 

Nulla di più utile all’uomo dell’altro uomo, diceva Baruch Spinoza, un filosofo che di discriminazioni ne aveva patite.

 

 

 

* Da un intervento di Salvatore Natoli alla giornata del volontariato, novembre 2017