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Ricordiamo Marco Liva, amico e consigliere dell'iBVA

Gianmarco Liva, consigliere dell'istituto Beata Vergine Addolorata, è scomparso improvvisamente il 26 agosto.

 

 

Se ne è andato tra le sue montagne, in un baleno, là dove, – in cima ad ogni vetta, ad ogni colle – elevava carico di entusiasmo – più ancora che di fatica - un ringraziamento al creato e al suo Creatore: per la meta raggiunta e per la bellezza che poteva ammirare e di cui si sentiva pienamente parte. Ricco di passione e dedizione per l'uomo e per la Terra, Marco ha lasciato un vuoto che stentiamo ancora a concepire, un vuoto che contrasta amaramente con la pienezza delle sue opere di solidarietà, iniziate con passione, seguite con cura, portate a termine per avviarne subito altre, a Milano e in Brasile.

Marco nasce a Milano il 13 marzo 1954 e fin da bambino frequenta l'oratorio di sant'Ambrogio; dopo gli studi e la laurea intraprende un'attività imprenditoriale, sempre attento a chi, intorno a lui, si trova in situazione di bisogno. Conosce Marcello Candia e si lascia coinvolgere nelle sue iniziative in Brasile; viene eletto nel Consiglio Comunale di Milano e nel 2002 diviene Presidente della Fondazione Candia: iniziano così i suoi ripetuti, regolari viaggi in Brasile per curare la costruzione di scuole, ospedali, ambulatori, case di accoglienza – la cui conduzione è affidata a personale del luogo. Nel 2008 entra a far parte del Consiglio Direttivo della nostra associazione e si occupa di sostenerne con passione e personale impegno tutte le iniziative, da Abitare Solidale a Solidando di cui ha curato personalmente la ristrutturazione degli spazi.

 

Marco era colmo di entusiasmo e gioia, di una vitalità pervasiva e coinvolgente. Era animato da una passione vera e profonda per l'uomo: questa forse la sorgente, certo lo scopo e il senso della sua vitalità.

Se, come diceva la filosofa Hanna Arendt, il disegno della vita si può cogliere alla fine, la premura verso gli altri emerge come immediata, evidentissima forma della sua presenza tra noi.

Premura significava per lui attenzione e cura sollecita, pronta. Quando c'era da rispondere a una necessità, a un pressante bisogno, la sua intenzione era di portare immediato aiuto. Soffriva gli indugi, soprattutto quando c'era di mezzo qualcuno che in quell'attesa penava. Questa la sua premura che resta a noi in eredità come guida per il nostro agire.

E poi, possiamo riconoscere la sua sensibilità per il gesto, l'intenzione doveva trasformarsi in immediato gesto, quell’eccesso di intenzione - che era l'essenza della sua straordinaria vitalità - doveva diventare azione, materia concreta e vivente. Un gesto quindi che accompagnava quasi sempre anche il suo parlare, ma il gesto – se trovava l’ origine nel suo bisogno fondamentale di comunicare, di porsi in relazione con l'altro - cercava forse il suo compimento in montagna, dove si esprimeva – nel suo instancabile andare – la sobrietà di un modo di vivere e l'amore per la Terra tutta che consentiva al movimento, al passo, di abbracciarla tutta intera: un amore fedele, totale, un affidamento, quasi un abbandono alla Terra e alla splendida, stupefacente totalità di cui era frammento sentendosene pienamente responsabile. Anche sapendo che la Terra avrebbe potuto distrarsi da quell'amore (del resto, a chi non capita?), e in quell'attimo carpirgli la vita. Marco l'avrebbe amata ancora, per tutto quello che gli ha dato.

 

E in questo messaggio di speranza – anche un piccolo gesto verso chi hai davanti può riconciliare con il Tutto aiutando a completarlo, perché anche il Tutto sembra essere lì, in attesa di un gesto – troviamo che ci ha non solo lasciato un compito, ma anche preceduto lungo una via. Che abbiamo davanti: ardua come una montagna, ma delicata come un piccolo, leggerissimo passo.

 

A Marina, a Martino, Ilaria, Giovanni e Giacomo un grande, forte, affettuoso abbraccio da parte dell’iBVA, e un grazie per averci permesso di condividere la presenza di Marco, un grande dono per tutti.